La chiesa

a stupenda chiesa romanica di San Pietro di Sorres, situata nel comune di Borutta (Sassari), officiata, da ormai cinquant’anni, dai Monaci Benedettini Sublacensi, è stata edificata, nei secoli XI-XII, come cattedrale della scomparsa diocesi di Sorres. Questa, come altre diocesi e cattedrali coeve della Sardegna, sorse come conseguenza della riforma della Chiesa, voluta dal papa benedettino Gregorio VII. Il legame con la sede romana del papato spiega il perché la chiesa sia stata dedicata a san Pietro.

Il colle (m. 570) su cui si erge l’edificio sacro, fu scelto, molto probabilmente, perché già nei secoli precedenti gli era stata riconosciuta una notevole importanza strategica. Non è un caso che dietro la chiesa, sia rimasta la base di un nuraghe trilobato, attorno al quale sono stati trovati reperti che fanno arguire la presenza militare dei vari conquistatori dell’Isola: Punici, Romani, Bizantini. La stessa ampiezza delle rovine dell’antico episcopio fanno supporre che di San Pietro di Sorres si sia voluto fare una Cattedrale fortificata.

Il territorio dell’antica diocesi corrispondeva alla zona geografica del nord Sardegna denominata  Meilogu e  comprendeva, tra le altre località, anche Monte Santo di Siligo dove, nel 1065, ci fu il primo insediamento dei Benedettini in Sardegna inviati da Monte Cassino.
I Vescovi più insigni della diocesi sorrense furono monaci cistercensi. Tra essi va ricordato il Beato Goffredo da Meleduno che  resse la diocesi dal 1171 al 1178. Egli, come gli altri monaci – vescovi, proveniva da Chiaravalle (Clairvaux), il celebre monastero di san Bernardo, dove si era fatto monaco ed aveva finito i suoi anni il Giudice Gonario di  Torres.

La storia della diocesi di Sorres si legò a quella della Sardegna che dai Giudicati autonomi passò, dopo alterne vicende legate all’influenza ora di Genova ora di Pisa, sotto la dominazione aragonese. Fu dunque, anche la sua, una storia di progressivo declino.

Quando, nel 1503, il papa Giulio II unì definitivamente la diocesi sorrense a quella di Sassari, già da tempo la villa di Sorres si era spopolata e il Vescovo aveva lasciato la sua residenza per stabilirsi a Borutta.

Nei secoli successivi, abbandonata a se stessa, la cattedrale divenne fienile e ricovero di animali; l’episcopio fu completamente distrutto e le sue pietre andarono ad abbellire le case dei paesi vicini.

Nel 1950 il complesso monumentale di Sorres fu affidato ai monaci Benedettini dell’Abbazia di San Giovanni Evangelista di Parma, perché vi insediassero la vita monastica. Restaurata la Chiesa, costruito l’attuale monastero su disegno del monaco ingegnere P. Agostino Lanzani, la sera del 7 settembre 1955 a San Pietro di Sorres iniziò la vita monastica benedettina.

La chiesa

La cattedrale di San Pietro di Sorres è, indubbiamente, una delle più belle chiese in stile romanico – pisano. L’edificazione avvenne, come era normale per quell’epoca, in più tempi. Come data d’inizio si parla del 1170. La chiesa, con molto probabilità, fu completata nel 1200, ad opera di quel Mariane Maistro che ha lasciato la sua firma nel gradino sottostante la porta principale.

La facciata, rivolta ad ovest, è l’elemento architettonico più elaborato di tutto il monumento. Essa si sviluppa in uno schema geometrico ripartito su quattro livelli di cui i primi tre sono ritmati da arcate e l’ultimo, liscio, termina con un timpano al cui centro sta un occhio circolare con una croce in pietra. La bifora del secondo ordine denuncia influssi orientali nella forma degli archetti. La parte alta della facciata evidenzia il secondo intervento, realizzato per terminare la costruzione con l’elevazione della navata centrale.

I muri laterali esterni sono impreziositi da mensole e da intarsi decorativi.

L’Abside, baciata dal sole nascente che penetra nella chiesa da tre monofore, incanta per la sua eleganza e per lo slancio architettonico della loggetta cieca, su cui emerge la croce.

L’interno ha pianta chiesale a tre navate, separate da due file di sei pilastri cruciformi e coperta da volte a crociera, realizzata in pietra nera vulcanica (basalto). L’insieme colpisce per l’armonia delle forme e dei colori, così da dare la sensazione di uno spazio molto ampliato.

Il Presbiterio, sopraelevato rispetto alla navata, vede fortemente esaltato il luogo dove il Vescovo, assiso sulla cattedra (la nicchia, realizzata all’interno dell’abside), presiedeva lo svolgersi della Liturgia.

L’Ambone, luogo della proclamazione della Parola, è in stile gotico, probabilmente posteriore all’edificazione della chiesa, e rimane addossato al terzo pilastro di destra. Esso sembra voler far da tramite tra il presbiterio sopraelevato e la navata, dove si raccolgono i fedeli.

In fondo alla chiesa, addossati alla parete nord,  si notano un sarcofago su cui è scolpito un pastorale e un croce, e un piccolo monumento funerario con la scultura di un vescovo defunto rivestito degli abiti pontificali. La tradizione e la pietà popolare hanno ritenuto che appartenessero al Beato Goffredo, il Vescovo  che fece erigere la cattedrale di Sorres.

La statua lignea dorata della Madonna col Bambino  è opera di un artista del secolo XV. Essa è venerata come Madonna delle grazie, o Regina del Meilogu.

Negli ultimi decenni la Chiesa è stata arricchita da diverse opere per il decoro e le celebrazioni della Liturgia:

  • il Coro ligneo intarsiato, opera del monaco Don Bernardo Berardinucci (1967)
  • l’organo, costruito dalla ditta Tamburrini
  • l’Altare in pietra, su progetto dell’architetto Osvaldo Lilliu e realizzato dagli scalpellini di Ittiri
  • il Tabernacolo, ispirato a modelli di reliquiari medioevali, in metallo cesellato a mano con formelle smaltate, di manifattura spagnola
  • il Crocifisso pensile,  in bronzo dorato, opera dello scultore tedesco Bonifatius Stirnberg

Simbolismo pasquale

La cattedrale di Sorres non si può comprendere, nel suo insieme e nei suoi particolari, se non rifacendoci al ricco simbolismo che la caratterizza.

Senza entrare in tutti gli allegorismi di cui è carica la facciata, possiamo sintetizzare il suo messaggio, dicendo che essa vuol presentarci l’edificio come metafora della Chiesa, quale “nave di Pietro” che si protende verso il suo Signore risorto.

L’orientamento Ovest – Est obbliga il fedele che entra dalla porta principale a fare un cammino pasquale: dal tramonto al sorgere del sole, dalla morte alla vita, dal peccato alla grazia.

In questo esodo Dio stesso è nostra luce: le tre finestre rotonde nel fondo e le tre monofore dell’abside, rimandano alla Trinità; mentre la bifira diventa affermazione di Cristo – Luce, «uno nella persona, duplice nella natura».

L’apice del simbolismo viene raggiunto nell’Ambone. L’annuncio cristiano si fonda sull’evento pasquale: la tomba vuota di Cristo (simboleggiata dalla base). Il pluteo dell’ambone è una scultura che rappresenta il un canto alleluiatico all’Agnello immolato e risorto, raffigurato con la croce gemmata e gloriosa

Facciata

Appare subito che la chiesa è formata da una navata centrale, fiancheggiata da due navate laterali più piccole.

E’ molto decorata da intagli e da intarsi, da cornici, archi, pilastri e colonnine.

Nelle lunette degli archi spiccano gli intarsi a cerchi, rombi e croci; in alto, filari di pietra scura.

La pietra scura che appare come elemento decorativo della facciata, come in tutto il resto dell’ edificio, è la pietra vulcanica, detta basalto, che abbonda nell’ isola.

La facciata è rivolta ad ovest e porta tre finestrelle rotonde e, al centro, una finestra bifora.

Sulla faccia della soglia del portale si trova l’unica scritta di tutto il monumento: una crocetta e il nome MARIANE MAISTRO. Forse vuole indicare il maestro d’arte che ha diretto la costruzione.

Interno della chiesa

L’interno della chiesa è a tre navate: una centrale e due laterali. Otto pilastri, a guisa di otto grandi tronchi d’albero, sostengono con gli archi le volte delle navate; l’architettura è forte ed insieme elegante per il variare della pietra chiara e scura.

I pilastri sono cruciformi, perché hanno la pianta a croce greca. Gli archi della navata centrale sono a tutto sesto, cioè a semicerchio, mentre gli archi delle navate laterali sono a sesto rialzato e leggermente a forma di ferro di cavallo, allo scopo di contenere le spinte delle volte e scaricarne il peso sulle lesene perimetrali.

Le volte sono a crociera rialzata, come una vela quadrangolare gonfiata dal vento.

Dal piano della platea con una leggera gradinata si sale al piano del presbiterio dove è collocato l’altare chiesale a forma di mensa sostenuta da sei colonnine.

Dietro l’altare è l’abside quasi semicircolare, nella quale è la nicchia che forma la cattedra episcopale.

A circa metà altezza nell’abside si apre una finestra alta e stretta a strombatura per lasciare entrare la luce. Altre monofore della stessa forma sono distribuite nelle pareti delle navate e lasciano entrare quel tanto di luce necessaria senza togliere quella silenziosa penombra che sembra un suggerimento alla preghiera.

Poche le sculture di rilievo: il pulpito di stile gotico; un sarcofago che la tradizione indica come la tomba del Beato Goffredo da Meleduno, vescovo di Sorres. A lui si attribuisce anche l’immagine scolpita nella pietra sopra il sarcofago.

Più tardiva, 1400 circa, la statua lignea che rappresenta Maria, Madre di Gesù, col titolo di Madonna delle Grazie e Regina di Sorres.

Sacrestia e sala capitolare

Da una porta vicina all’altare si può passare nella sacrestia formata da due ambienti coperti da volta ogivale. Dalla sacristia si può passare nella sala capitolare per la maggior parte ricostruita sotto la direzione del P. Agostino Lanzani. E’ coperta con volta a botte. Attualmente ospita una ‘Via Crucis’ composta da 15 litografie del pittore contemporaneo Aligi Sassu.

 

Esterno della chiesa

L’esterno della chiesa è dato, oltre che dalla facciata di cui si è parlato, dal lato sud e dal lato nord, e dall’abside esterna rivolta ad est.

L’abside è particolarmente pittoresca quando al mattino è illuminata dal sole. II suo frontone è arricchito dalla loggetta cieca formata da due pilastrini d’angolo e da quattro colonnine a sostegno dei cinque archi ascendenti verso il centro dove si trova la croce a intarsio esattamente come nel frontone della facciata. Nell’abside troviamo la continuazione di elementi decorativi già esistenti sui fianchi: il fregio a denti di sega, le mensoline, i filari di pietra scura, gli archetti pensili con gli intarsi nelle lunette. Questi intarsi sono dei veri ricami geometrici nella pietra.

Sui lati nord e sud, e anche nell’ abside, si trovano le eleganti strombature delle finestrelle o monofore proprie dello stile romanico.

Una particolarità del lato sud sono le due porte laterali con arco di scarico.

Tanto sul lato nord che sul lato sud in basso si notano delle strutture murarie di fattura antica: fanno pensare che l’attuale chiesa fu, probabilmente costruita utilizzando in parte le fondazioni di una chiesa precedente più piccola.

E’ certo che all’attuale chiesa fu aggiunto un corpo di fabbricato che comprendeva la sacristia e la casa canonica: lo si deduce dal fatto che una delle monofore della chiesa è totalmente coperta all’esterno dal muro di costruzione e, all’interno della sacristia, continuano le decorazioni e gli archetti del lato sud.