Il Monastero

e vicende di Sorres sono antichissime e si perdono nella notte dei tempi.

I numerosi reperti archeologici rinvenuti nella zona dimostrano che l’uomo vi dimorò fin dall’epoca neolitica. L’esame di alcuni di questi reperti ha permesso agli storici di risalire dalla notte della preistoria e di fare un po’ di luce sui diversi popoli che si stabilirono a Sorres lungo i secoli.

Molto probabilmente vi si insediarono i Punici. La presenza di questi antichi navigatori a Sorres è indicata dal rinvenimento di alcune lucerne di terracotta, dalla forma di tazzina, in uso presso questo popolo.

Certa e continua, invece, è stata la presenza dei Romani sul colle di Sorres. Sul luogo sono stati rinvenuti oggetti in bronzo, in ceramica, in osso, in marmo, lucerne di vari periodi e monete di diversa epoca, appartenenti ai costumi di vita quotidiana dell’antica Roma.

Pare che anche il messaggio cristiano abbia raggiunto molto presto la zona di Sorres. A tal proposito assume rilevante importanza un frammento di lucerna decorato con croce e palme. II frammento si fa risalire alla fine del sec. II o agli inizi del sec. III. Probabilmente vi fu portato da qualche soldato romano convertitosi alla nuova dottrina prima di giungere nell’isola.

Un’elegante brocca e una fibbia, ambedue in bronzo, pare che siano del sec. VII. La fibbia in particolare viene classificata del tipo bizantino: l’oggetto fa pensare ad un insediamento greco a Sorres. Dopo il sec. VIII, cala il silenzio più assoluto: tacciono i documenti, né esistono fonti di altro genere che possano aiutarci a penetrare queste fitte tenebre.

Nel periodo oscuro che intercorre tra I’VIII secolo e gli inizi del secolo XI, stando alle ipotesi degli storici, pare che sia sorto sulla collina di Sorres un centro abitato abbastanza evoluto da assumere il ruolo importante di città.

Uno storico spagnolo, il De Vico, parlando di Sorres, la definisce come una delle più insigni città della Sardegna, molto grande e popolata. Indubbiamente c’è dell’esagerazione nelle parole del De Vico! Quando però, agli inizi della seconda decade del sec. XII, i documenti rompono il silenzio calato su Sorres, risulta che essa era diventata sede vescovile. Non è possibile ricostruire l’elenco completo dei vari vescovi che hanno governato la diocesi, ma fra questi si distinse per santità di vita e profondità di dottrina il Beato Goffredo da Meleduno Prima di diventare, vescovo di Sorres, egli era stato monaco-infermiere nel monastero cistercense di Chiaravalle in Francia. La. tradizione popolare ha sempre ritenuto di venerare la sua tomba e la sua immagine nel sarcofago che si trova a sinistra di chi entra nella basilica e sul quale si può vedere l’altorilievo di un vescovo che dorme il sonno della morte. Di sicuro si sa che, durante il suo pontificato (1171-1178), ebbero inizio i lavori per la costruzione della basilica cattedrale.

Stando ai documenti, la vita cristiana era abbastanza sentita: vissuta mediante una fede semplice non priva di superstizione, era caratterizzata dalla bontà e dalla generosità della gente povera ma tranquilla e laboriosa, dedita in prevalenza al lavoro dei campi e alla pastorizia.

Non mancavano i contrasti: la maggior parte del clero era riottosa e non accettava sempre le disposizioni del suo vescovo. Anche il potere civile interferiva molte volte nel governo della diocesi.

Ma, tutto sommato, la vita trascorreva serena.

Poi, alla metà del secolo XIV, per la diocesi di Sorres iniziava il lento declino che continuerà inesorabilmente in tutto il secolo successivo.

La gente sarda viveva quel periodo infausto della dominazione aragonese, un periodo travagliato per tutta l’isola. Le guerre si susseguivano una dietro l’altra, distruggendo ovunque vite umane e paesi interi. Alle guerre si aggiungevano le carestie e le varie pestilenze che colpivano tutta la Sardegna.

Sorres non era rimasta immune da questi tristi eventi: veniva rasa al suolo, e i pochi abitanti sopravvissuti furono costretti ad emigrare nei centri vicini. Rimaneva soltanto la monumentale basilica e l’annessa casa canonica, dove dimorava ancora il vescovo col suo capitolo.

 

I lavori di ricostruzione

Più tardi anche il vescovo, costretto dalle dure circostanze, abbandonava la sua cattedrale e si rifugiava nel vicino paese di Borutta, dove stabilì definitivamente la sua residenza.

Infine,nella primavera del 1505, la diocesi  fu soppressa e incorporata a quella metropolitana di Sassari.

L’aggregazione della diocesi di Sorres a quella di Sassari venne attuata gradualmente, e durò per tutto il secolo XVI. Per alcuni decenni infatti il capitolo sorrense continuò ad esistere, presieduto dal suo arciprete, fino alla completa estinzione dei suoi membri.

Ma già all’inizio del secolo XVII, Sorres era ormai un semplice titolo di cui si fregiavano gli arcivescovi turritani.

Scomparso il capitolo, la basilica e la casa canonica annessa furono completamente abbandonate: iniziò così per Sorres l’inesorabile decadenza.

Quasi subito fu distrutta la casa canonica: già agii inizi del secolo XVII era ridotta ad un pietoso rudere.

Nella prima metà del secolo XIX anche la monumentale basilica era in totale abbandono: veniva adoperata come ovile e fienile dai pastori e dai contadini della zona. Furono rubati gli oggetti sacri, le reliquie e i documenti ancora esistenti a Sorres.

La fine del degrado ebbe inizio il 18 aprile 1948. Fu in quel giorno che il P.Agostino Lanzani, monaco e ingegnere, si recò dal P.Carlo De Vincentiis, abate del monastero di S. Giovanni Evangelista in Parma, e decise di esporgli il progetto di una fondazione benedettina in Sardegna.

II P.Agostino era venuto in Sardegna nel Natale del 1947 e, su invito di mons. Arcangelo Mazzotti, arcivescovo di Sassari, aveva visitato alcune chiese monastiche abbandonate da secoli, allo scopo di sceglierne una per farvi rifiorire l’ideale di vita benedettina.

Ma fu la monumentale basilica di Sorres che, pur non essendo mai stata chiesa monastica, attirò maggiormente la sua attenzione.

Il 2 ottobre 1950, iniziarono i lavori col restaurare i ruderi dell’antica aula capitolare.

Il 3 agosto 1955 il P.Lanzani poteva avvisare l’abate di Parma che era già pronta l’ala nord restaurata del monastero, con dieci stanze per accogliere i monaci, ed erano pronti anche il refettorio e la cucina. Mancavano ancora l’acqua e la luce.

II 5 settembre, la famiglia monastica di Parma, in un clima di preghiera e di fraternità, salutava i fratelli partenti. II 6 mattina la comitiva partiva da Parma, e il 7 settembre 1955, dopo circa quattro secoli di assenza, i benedettini mettevano piede in Sardegna.

Il superiore della nuova fondazione era il P.Paolo Gibertini che in, seguito, diventerà vescovo di Ales e di Reggio Emilia.

La costruzione della casa continuava senza soste: il 7 gennaio 1957 era stata collaudata l’ala est del monastero, mentre il 13 ottobre 1959 era completato il chiostro con l’ala sud.

Il 21 agosto 1961 nasceva a Sorres l’apostolato dell'”accoglienza”, che si esercitava con corsi di esercizi spirituali, con ritiri, con settimane biblico-liturgiche, e con convegni di studi sulla spiritualità dei vari ordini religiosi.

Il 30 giugno 1967 la famiglia monastica di Sorres ottenne l’autonomia da Parma e diventò “priorato autonomo”.

Il 14 novembre 1971 veniva inaugurato il laboratorio di restauro del libro, l’unico allora in Sardegna, la cui direzione era affidata al D.Gregorio Martin, che da oltre quindici anni si dedicava con amore a questo paziente lavoro a Praglia prima e poi a Subiaco.

Il 6 ottobre 1974, con decreto del P.Abate Visitatore,  il Priorato di Sorres veniva innalzato al titolo di Abbazia. Il P.Bruno Marin, che nel 1973 era succeduto al P.Paolo Gibertini,  ne diveniva automaticamente il primo abate ( fino al 1989, quando fu postulato come Abate del suo Monastero d’origine, Praglia, rimanendovi fino al 2004, allorché fu eletto Abate Preside della Congregazione Sublacense).

Suoi immediati successori sono stati il P.Antonio Covito ( 1989-1998) e il P.Priore P.Ugo Puggioni (1999- 2007).

La comunità di Sorres, è attualmente guidata dal P.Abate Antonio Musi, eletto il 9 maggio 2007 e proveniente dalla Comunità madre di S.Giovanni di Parma. Con lui si spera una ripresa del Monastero e una rifioritura di vocazioni.

Nel corso degli anni alcuni edifici del monastero sono stati più volte ristrutturati e adeguati alle crescenti esigenze. Anche la ristrutturazione in corso (2007), facente parte del “Progetto Cattedrali di Sardegna” mira a fare di Sorres un centro di spiritualità con tre percorsi diversi: religioso (Chiesa), ospitalario (foresteria) e turistico (museo e negozio di prodotti dei Monasteri italiani).